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March 29 tanti auguri antonio!!!!!
se ti liberi per pranzo,prima di sabato facciamo una puntata da lombardi! 
l'invito vale anche per la dolce cristina
1000 DI QUESTI GIORNI!
auguri da:
me
miry
stefano
vegetina
March 25 chi ricorda questo bellissimo cartone?
March 19
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| 19 marzo 2007 - 17:22
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| Ci avete fregati due volte
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| Uccidendo Biagi le BR hanno eliminato un grande studioso e favorito una brutta riforma. L'anniversario della sua morte
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di mentecritica
Cinque anni fa, nella serata del 19 marzo 2002, quando mancavano poche ore all'arrivo della primavera, Marco Biagi veniva ucciso dalle brigate rosse. Molti di noi quando appresero questa notizia si chiesero chi fosse la persona che aveva suscitato l'interesse criminale dell'organizzazione terroristica. Diciamoci la verità, a parte gli addetti ai lavori e i soliti bene informati, chi fosse Marco Biagi e a che stesse lavorando non lo sapeva nessuno. Non proprio nessuno. Le brigate rosse lo sapevano. E' oggi evidente che l'impatto della riforma non doveva essere passato inosservato alle menti «politiche» del gruppo terrorista. A questo punto, dopo cinque anni dall'omicidio e a quattro dalla promulgazione della riforma che porta il nome del professore, è giusto fare una considerazione. Le brigate rosse hanno fottuto questo paese e la gente che ci vive due volte. La prima quando, dopo aver capito che la riforma era sbagliata, come soluzione del problema hanno pensato all'omicidio e non alla diffusione politica del messaggio e la seconda quando grazie alla loro azione criminale, omicida e politicamente infantile, hanno spianato la strada alla redazione definitiva e all'approvazione di una riforma che, di fatto, ha compromesso in via definitiva il futuro di milioni di giovani e non più giovani di questo Paese. Sinceramente non so quanto c'entri Marco Biagi con la legge che porta il suo nome. Un uomo con la sua storia probabilmente non avrebbe accettato di associarsi ad una riforma che stabilisce il principio che il lavoro temporaneo può ed è retribuito meno degli impieghi a contratto indeterminato. Cosa che spinge l'imprenditoria a privilegiare questa forma di contratto in via assoluta. Ho già fatto considerazioni piuttosto crude in passato, chi vuole può leggerle a questo link. Il debito che il Paese sta contraendo ogni giorno con il suo futuro previdenziale è enorme. I milioni di contrattisti a progetto che oggi vivono con baldanza giovanile la loro condizione, domani dovranno affrontare la realtà che la loro vecchiaia sarà sostenuta da una pensione indecente e i loro bisogni ricadranno in toto sul tessuto sociale del Paese. Io credo che se Marco Biagi fosse stato vivo oggi, oltre a essere vicino alla sua famiglia, sarebbe stato al fianco di chi si batte per correggere gli errori di un provvedimento che sull'onda emotiva dell' assassinio si è trasformato in un regalo di proporzioni colossali per chi ha bisogno dell'aiuto dei lavoratori per portare avanti il proprio progetto imprenditoriale. Questo Paese ha bisogno di opposizione. Opposizione politica. Non è possibile che a contestare la modalità con la quale si stava progettando la liberalizzazione del mondo del lavoro dovessero pensare quattro cretini con la pistola. I cretini con le pistole scendono in campo quando non c'è dibattito politico e, a parte qualche impercettibile differenza, tutti fanno e dicono le stesse cose. Il Paese ha problemi reali che vanno affrontati e risolti. Quando il dibattito si concentra su questioni di principio come la base americana di Vicenza al punto di provocare la crisi di governo, ecco che rispuntano i cretini con la pistola. Non era meglio dibattere fino alla morte e finoi alla crisi di governo sulla questione del lavoro giovanile? Probabilmente paga di più in termini di immagine sfilare a Vicenza che battere i pugni sui tavoli di mogano di Confindustria. Ora lascio la parola ad un nostro lettore, Emanuele, che con un suo articoloci racconta il vivere quotidiano e le aspettative di un ragazzo che è vittima della miopia politica delle brigate rosse e dell'inanità della nostra classe politica. Leggetelo, ne vale veramente la pena. Da parte di MC, invece, l'impegno a non abbassare la guardia su quello che riteniamo essere uno dei problemi più importanti del nostro Paese. Un problema che riguarda pacifica convivenza attuale e futura e sul quale non è possibile distrarsi.
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ecco l'articolo....
Innanzitutto grazie per darci la possibilità di esprimere la nostra opinione liberamente. Vorrei riflettere sul futuro dei giovani, partendo dalla mia esperienza. Sono un ragazzo di 27 anni, laureato in Scienze Politiche e catapultato nel mondo del lavoro, dei “grandi“, dal momento in cui ho terminato gli studi. Ho iniziato quindi a trovarmi di fronte tutti quei problemi, che fino ad allora vedevo lontani, che conoscevo solo per averli letti o per averne discusso con qualche amico. Il primo problema è stato quello del cercare un lavoro. Ho fatto l’idraulico per un po’, mi sono fatto il culo in cantiere dalle 7 del mattino fino a sera per 800-900 euro al mese. Ho deciso però di dare un senso a quello che ho studiato, di cercare un lavoro che mi piacesse. Dopo aver mandato centinaia di curriculum, ho finalmente trovato un lavoro, in un’associazione, nel sociale. Bel lavoro, ma contratto part-time, a progetto, per un anno. Stipendio tra 400 e 500 euro al mese. E tutti mi dicono che sono stato fortunato ad aver trovato un bel lavoro per un anno. Ok…chiamiamola fortuna, anche se il mio pensiero va a dopo questo bell’anno. Ma forse, mi dicono, sono io che pretenderei troppo visti i tempi che corrono. Cerco una sicurezza? Chiedo l’oro. Il secondo problema è stato quello di trovare una casa. Ok, forse una casa è troppo, meglio una stanza. Prezzi, qui nel ricco Nord-est, dove la gente investe prepotentemente nel mattone e quindi vuole lucrarci nell’affittare , dai 250 euro in su per una singola…a 27 anni posso ancora vivere in una doppia?! E tutti mi dicono che questi sono i prezzi, che così vanno le cose. In sostanza dovrei rassegnarmi ad accettare, oppure rimanere coi genitori. Quello su cui vorrei riflettere però, è il fatto che tutti coloro che mi hanno detto, che così vanno le cose, che devo accettarle così, che nn mi devo incazzare se ho un lavoro precario che non mi permette di avere una casa, un futuro, sono miei coetanei. Addirittura, molti mi dicono che quasi sono stato baciato dalla fortuna…Come dire, ormai noi giovani alla merda ci siamo abituati e quindi iniziamo a sguazzarci dentro altrimenti affogheremo. Non cercare di venirne fuori, o almeno lottare, ma imparare a sguazzare. Purtroppo, secondo me, è proprio in questo momento, in cui non riusciamo più a renderci conto della pessima situazione in cui viviamo, delle pessime prospettive per il nostro futuro considerandole come “normali”, che arriva la nostra fine. Una fine mentale e sociale, dove precariato e insicurezza sono la normalità. Dal mio punto di vista è questa mancanza di consapevolezza che ci sta ammazzando. Il fatto di non indignarsi davanti al non riconoscimento di diritti considerati “naturali” da moltissimi anni non significa adeguarsi ai tempi che cambiano, ma scomparire come persone.
March 12
e per la gioia di antonio....
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